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venerdì 29 gennaio 2010

Marco Sacchetti: Jacmel, la 17a notte



JACMEL: Night 17th-

Prima luna piena scintillante del post-terremoto, fruscio del mare sulla scogliera di Cyvadier, rotto solo dalle pale di uno scuro elicottero US Navy, che sfreccia in controluce bassissimo sul terrazza del Piano Piano Resto...Non è Apocalypse Now, mixato con la luna di Thriller, è solo il purgatorio di Haiti, visto da un'oasi di resistenza, solidarietà e devozione.
Forse ripiove, come ieri e l'altro ieri notte e il materasso tremerà per qualche altra manciata di secondi e i bambini della tendopoli prenderanno umido e dormiranno scomodi, ma non sepolti vivi. Il generatore è quasi a secco, ma c'è la corrente riattaccata da poco e un bel segnale in parabola per navigare nel bananeto...Il Baron De Barbancourt ispira e consiglia di restare, ancora un pò, en form...Buonanotte Chupy, Buenas Noches Cuba!
Tramonto sulla spiaggia di Timouyage (Cayes-Jacmel, 23/01/2010)
foto di Marco Sacchetti

giovedì 28 gennaio 2010

Marco Sacchetti: JACMEL : Operazione "Mano Amiga" (10-16th Day)

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JACMEL : Operazione "Mano Amiga" (10-16th Day)
Jacmel: operazione “Mano Amiga”


A Jacmel gli aiuti arrivano dal mare, grazie alla “Marina de Guerra” della Repubblica Dominicana.


Molto poco si è parlato del lavoro preziosissimo, tempestivo e silenzioso svolto in in questa seconda settimana di terremoto, grazie al ponte marittimo istituito dalla Marina Dominicana tra i porti di Barahona, Cabo Rojo e Jacmel. Dal pomeriggio di lunedì 18 è partita l’operazione umanitaria “Mano Amiga”, coordinata personalmente dal Contrammiraglio Aquilino María Melo Comandante del Comando Navale Sud e dal Governatore della Provincia di Pedernales, Sr. Francisco Alberto Jiménez.


La prima unità a raggiungere Jacmel nel pomeriggio di lunedì 18 è stato il cacciatorpediniere “Patrullero Mediano Capotillo PM-204”, che ha scaricato 60 tonnellate di aiuti umanitari diversi, tra cui: acqua potabile, kit di sopravvivenza (red bags) per tutte le famiglie colpite dalla catastrofe e i primi 47 volontari giunti via mare, di cui 45 francesi e due cileni, molti dei quali appartenenti al Corpo dei Pompieri e al Corpo Mondiale di Soccorso Internazionale per Aiuti d’Emergenza, la cui missione è stata allestire un ospedale da campo e di primo soccorso per i feriti meno gravi. Poco dopo e nei giorni successivi giungevano altre unità 4 navali: il Cacciatorpediniere “Patrullero Mediano Capotillo” (PM-204), le tre fregate Guardiacoste Bellatrix, Canopus e Orion CC-106, (GC-107 e GC-109), insieme alla “Lancha Rápida” Atria LR-157 (motovedetta) che rispettivamente, avevano trasportato ben 93.5 tonnellate di aiuti umanitari in territorio haitiano. Gli equipaggi e il carico venivano ricevuti da rappresentanti di una ONG inglese, che si dedica agli aiuti per l’infanzia. Secondo le misurazioni fatte dalla Marina Dominicana, l’attracco di Jacmel presenta un pontile lungo circa 170 piedi (51,816 m.) con un fondale di circa 18 piedi (circa 5,5 m.) ed è risultato più che idoneo allo svolgimento delle operazioni di scarico e trasbordo.


Cabo Rojo, nella provincia di Pedernal, è il centro di coordinamento per gli aiuti da inviare a Jacmel. Il Viceammiraglio Homero Luis Lajara Solá (DEMN) Capo di Stato Maggiore della Marina da Guerra, vi ha stabilito il suo comando, da dove personalmente supervisiona tutti i movimenti marittimi (ricezioni e spedizioni) e il flusso di merci e generi di prima necessità destinati ad Haiti, (dalle banane al latte in polvere, riso e farine; dalla cioccolata ai biscotti, ai sanitari, etc.) in seno all’Operazione “Mano Amica”.


Nel frattempo, per via terrestre, veniva inviata una colonna di veicoli leggeri e pesanti, tra cui un’ambulanza attrezzata e un notevole quantitativo di medicinali. Nel Porto di Barahona infatti è stato allestito un altro coordinamento che permetta a unità navali di altre nazioni, di poter salpare direttamente per Jacmel e inviare aiuti verso la capitale via terra, attraversando la provincia di Jimani.
Da Barahona veniva coordinato l’attracco di due cacciatorpedinieri dell’Armata della Repubblica Bolivariana del Venezuela il AB “CAPANA” T-61 e il AB ESEQUIBO T-62, con altri aiuti umanitari, medicinali e mezzi pesanti per liberare le frane e i crolli. Inoltre veniva prestata assistenza allo scarico degli aiuti trasportati dalla Motonave americana Cayo Largo e a quello di 4 gru, con contenitori da 40 piedi, destinati ad unità della Croce Rossa Dominicana, che stanno operando sui territori disastrati.


Il caccia di Altura PA-301 “Didiez Burgos”, orgoglio della flotta dominicana, salpava nel pomeriggio di giovedi 21-1-2010 alle 18:00 dal porto di Sans Souci (dov’è stato allestito un altro centro di raccolta e smistamento), carico di aiuti umanitari alla volta di Jacmel.
Nella nottre di sabato 23 salpava nuovamente il Patrullero Mediano “CAPOTILLO” PM-204, transportando 78.5 tonnellate di aiuti, tra provviste, due miscelatori di cemento, un’impianto di depurazione dell’acqua, generatori elettrici e serbatoi da 530 galloni d’acqua.
Il ponte marittimo allestito dalla Marina de Guerra da Cabo Rojo a Jacmel, che resterà attivo “fino a quando verrà ritenuto necessario..” (come riferisce un comunicato ufficiale dal comando delle operazioni)
ha reso possibile finora, in sole 10 missioni, il trasferimento rapido di 102 medici di 7 nazionalità ed oltre 267 tonnellate di alimenti, medicinali, acqua potabile e molti altri articoli di prima necessità, inclusi 84 serbatoi d’acqua potabile da 50 galloni l’uno donati dall’Instituto Nacional de Aguas Potable y Alcantarillados (INAPA).


Nell’intera operazione sono impegnati: una compagnia, un plotone e 8 squadre di Fanteria Marittima ed hanno partecipato, oltre alle sei unità già citate anche la lancia da sbarco Neyba, LD-31, il guardacoste PROCION¨ GC-103 e il Patrullero Mediano “TORTUGUERO” PM-203, che ha evacuato diversi cittadini stranieri e trasportato numerosi giornalisti. La “Mano Amiga” della tanto detestata (dagli hiatiani*) e confinante Dominicana, resta tesa comunque e sensibile ai bisogni più immediati. Del resto, "la mano de un amigo no pesa nunca", dice un vecchio proverbio latinoamericano. Chissà se quest’atto encomiabile, di generosa solidarietà ed efficienza militare, servirà un minimo a rimarginare vecchie ferite e storiche contese tra i due popoli “isolani” e fratelli ostili. La gente di Jacmel sicuramente non dimenticherà.


Jacmel: 12/16th Day


Sollievo, sicurezza, primi bilanci e serena, solidale operosità, di una comunità ferita in recupero.


Comunicazioni soddisfacenti anche con l’estero. Sala stampa improvvisata e media center nei pressi del campo d’aviazione, presso l’edificio della fondazione canadese KROS, dove alloggia anche l’unità di produzione news del Ciné Institute.
Campo d’aviazione e porto controllati dall’esercito canadese, che gestisce anche l’ospedale da campo montato all’inizio del molo d’imbarco di Jacmel. Elicotteri americani e un C130 riforniscono di aiuti e personale militare.
Finite le code ai distributori di benzina che comunque è aumentata del 30 per cento. Banche ancora chiuse, funziona solo qualche Western Union e un paio di uffici di cambio. Mercati tutti attivi, negozi quelli non danneggiati hanno riaperto. L’ospedale Saint Michel, visitato personalmente è fortemente lesionato in quasi tutti i suoi padiglioni e attualmente ospita una settantina di pazienti non gravissimi (tra cui una ventina di bambini), assistiti dall’equipe dei medici locali affiancati da quelli di MSF e da un’unità di 44 cubani, tra medici e assistenti, che non hanno voluto, per il momento, rilasciare dichiarazioni. Davanti all'ingresso una lunga fila quotidiana per ricevere medicinali e medicazioni. La piccola Elisabeth è stata dimessa e sta bene insieme ai familiari.
Rimane stazionario il bilancio delle vittime (meno di 400), diminuisce quello dei feriti (meno di mille) e senzatetto ; comunque il terreno dello stadio cittadino si è trasformato in una tendopoli surreale, ad “anarchia organizzata”, dove non mancano cibo (pentoloni di riso e fagioli neri*), assistenza, medicinali, illuminazione, musica, speranza e tanta solidarietà, per oltre 200 persone.. Jacmel respira, non si scava più e le macerie più ingombranti sono state rimosse, quelle dell’anima andranno ricomposte con maggiore cura e pazienza, “haitianamente…perseverance”.
Rue du Commerce
(rovine del centro storico di Jacmel)

venerdì 22 gennaio 2010

Ushahidi network feed on Jacmel, Haiti

Cine Institute Footage - Jacmel

After the Earthquake: A Compilation of Ciné Institute Coverage from Ciné Institute on Vimeo.

Marco Sacchetti: JACMEL 10th Day (Ios Bomberos de Bogotà)

JACMEL 10th Day (Ios Bomberos de Bogotà)


Si chiama Elizabeth Francoise e sta bene, la neonata di 24 giorni, estratta la mattina del 19 dalle macerie di un edificio crollato vicino al cimitero di Jacmel. L’hanno individuata i due Labrador beige (Dash e Luna) dell’unità specializzata di soccorso dei Pompieri di Bogotà. Subito dopo l’hanno tirata fuori rapidamente quelli dell’unità di soccorso francese, che l’hanno immediatamente affidata all’unità colombiana. “La bimba era cianotica, con grosse difficoltà di respirazione e quasi completamente disidratata”, racconta il giovane medico Mauricio Milanes che insieme all’attrezzatissimo infermiere capo Roberto Vela hanno salvato la creautura, rimasta per 8 giorni intrappolata tra l’intercapedine formata dal suo lettino e alcune assi del tetto che l’hanno protetta.

“L’abbiamo rianimata col fibrillatore portatile (me lo mostra orgoglioso estraendolo da una custodia di plastica arancione marchiata "Samaritan Aid") l'abbiamo messa subito in terapia intensiva con le flebo. Ripulita, disinfettata e curata dalla forte irritazione alle parti intime (immagina, una settimana senza pannolini…). Figurati che è arrivata in uno stato molto preoccupante, con una glucometria di valore 24 quando solitamente il parametro minimo è 60. La madre ha 27 anni, sta bene e al momento del crollo, pur essendo in casa, non era accanto alla piccola e dopo la fuga per mettersi al riparo non credeva fosse sopravvissuta, quando l’ha rivista sana e salva ha detto che si trattava di un miracolo. Adesso madre e figlia si stanno recuperando in un padiglione dell’Ospedale Jacmeliano Saint Michel”.

Sono in 35 i volontari della squadra scelta dei Bomberos di Bogotà, specializzati in “rescate” di vittime delle calamità naturali e dei terremoti. Arrivano come commandos sugli scenari dei disastri, per operare in totale autonomia e in tempi limitati, equipaggiati di tutto (acqua, viveri, medicinali, strumenti diagnostici,unità cinofila. La loro missione finiva oggi, con un bagno in mare collettivo e liberatorio, dopo 10 giorni intensissimi nei quali hanno estratto e soccorso almeno un centinaio di persone, con l’aiuto dei duo giocherelloni e supernuotatori Labrador, che si rotolano adesso tra i cavalloni della spiaggia di Timouyage. “Purtroppo siamo arrivati in ritardo, avremmo potuto fare qualcosa in più ma siamo rimasti in stand by un giorno a Barranquilla (Colombia) e un altro a PAP, prima di poter raggiungere Jacmel…48 ore preziose per salvare tante altre vite…” Continua il Dott.Milanes… “A Port-Au-Prince il primo giorno di
missione abbiamo tirato fuori una ragazza di 22 anni, sempre con l’aiuto dei cani, che sono addestrati a riconoscere e a sentire quando “sotto c’è qualcuno” e quasi sempre se si tratta di cadaveri mugolano e tengono la coda bassa, se invece la vittima è ancora viva, scondinzolano, saltano, entrano in agitazione e abbaiano attirando i soccorritori… I pompieri ordinano da mangiare a rimangono sdraiati davanti all’inizio del tramonto, verso sera o domattina due grossi elicotteri verranno a prelevarli per riportarli a PAP e poi alla volta di Bogotà. Ci sono anche due ragazze nel gruppo, scherzano sul bagnasciuga coi bambini curiosi della spiaggia e si fanno seppellire sotto la sabbia fino alla gola dai colleghi, per poi essere "rescatatdas" . Non è cinismo goliardico da marmittoni, è quasi un voler sdrammatizzare con l'ironia e la mimica, quella tragedia del disfacimento umano e architettonico che i loro occhi hanno vissuto.
Intanto ieri mattina, dopo l'ennesima e vivace scossa d'assestamento delle 11:0 circa, sono stati evacuati da Jacmel un'altra dozzina di cittadini francesi insieme all'amico Guidotti (subito intervistato da una troupe del TG2 al suo arrivo all'assediato aereoporto Toussand L'ouvertoure) e al buon Bernard, che ancora ignora come potrà raggiungere la Martinica. L'attività di arrivi e partenze presso il campo d'aviazione di Jacmel, di mattina presto fino al tramonto è febbrile. Atterrano piccoli aerei da turismo e bimotori di compagnie private, dominicane e di Miami e poi tanti elicotteri, sia privati che militari di diverse nazionalità. Molti haitiani che se lo possono permettere stanno lasciando il Paese proprio da Jacmel (meno congestionata) verso Miami e Santo Domingo...Una Diaspora dolorosa che continuerà ancora per molti mesi. Sempre ieri mattina si è formato un primo corteo di protesta sulla Route de Cyvadier, dall'aereoporto fino alle porte
della cittadina. Un centinaio di giovani con cartelli e volantini che attaccavano i privilegi dei benestanti; il conflitto inevitabile tra quelli che se ne vanno e quelli che restano, affamati, senza tetto, senza opzioni, senza aiuti più tempestivi. Il corteo si è disperso rapidamente dopo una mezz'ora senza che la polizia della Minustah sia dovuta intervenire con particolare durezza. A Jacmel non c'è il coprifuoco come a PAP ma dopo le 20:00 in giro non c'è quasi nessuno...Il capitano Juan Pablo, della Polizia UN che accompagnava la squadra dei suoi connazionali "rescaters", mi assicura che "a Jacmel la sicurezza è molto garantita, non ci sono "dragones", né bande armate che assaltano per strada o attaccano proprietà private". Vediamo se stanotte non si balla di nuovo e la corrente elettrica non verrà staccata fino a domattina.

I bambini giocano ancora tra le rovine di Jacmel - Marco Sacchetti

I bambini giocano ancora tra le rovine di Jacmel - Marco Sacchetti
JACMEL (HAITI) - Il medico Harry Joliecoer, che opera nella zona di Jacmel, Cyvadier e Cayes-Jacmel, sostiene che il numero ufficiale dei deceduti, vittime del terremoto, non supera le 350 unità, ma che potrebbero aumentare, mentre si contano circa un migliaio di feriti e almeno 3.000 senza tetto. L'ospedale San Michel è rimasto lesionato e straripa di pazienti. «La zona è stata devastata al 60-80%», avrebbe riferito il responsabile del governo sul posto, Zidor Fednel, ma forse e fortunatamente le percentuali sono più basse e meno catastrofiche anche se due quartieri poveri verso l'uscita della cittadina sono stati fortemente colpiti. Di fatto, da ciò che si vede in giro a una settimana dall'inizio della tragedia, gli effetti distruttivi del sisma hanno compromesso non più del 30/40 per cento dell'intera area urbana e costiera. Da giornalista free lance, impropriamente definito «superstite» dai media, stavo realizzando in questi ultimi mesi, un lungo documentario su Jacmel, vista dal suo lato artistico e religioso. Ora mi trovo a ripercorrere e dover documentare lo sfacelo architettonico dei crolli e degli scrostamenti: del municipio tutto bianco nella piazza col belvedere, di cui e danneggiata tutta l'ala sinistra e i portici d'ingresso (colonne sbriciolate). Nella stessa piazza la casa tutta storta, «Hotel Mannoir Alexandra», immortalata da tutti i fotografi e turisti passati da qui, ha decine di crepe laterali, il tetto sventrato e le tipiche finestre di legno bianche e verdi sconquassate. La piazza è silenziosa sotto il sole, alcune tendine igloo bianche e rosse sponsor Digicel ospitano alcune famigliole di senza tetto. Il mezzobusto bronzeo di Toussaint L'Ouverture davanti alla ringhiera della terrazza panoramica è ancora al suo posto, ma poco distante, ai piedi di una scalinata si ammassano i resti di un edificio azzurro a tre piani, sede di una radio-televisione locale, completamente spiaccicato su una collinetta, in un groviglio di cavi spezzati e parabole sconnesse penzolanti dal tetto in briciole. La piazza del mercato davanti alla Cattedrale scrostata di San Jacques brulica nuovamente di marchandes sudate, accovacciate che vendono frutta, verdura, scatolame, casalinghi, farine legumi, spezie, con le solite accanite contrattazioni, come se niente di così atroce fosse mai accaduto. L'elegante Hotel Cyvadier, ha subito gravi danni: è franata un'intera ala di abitazioni affacciate sulla piscina e parte della terrazza-ristorante-cyber café. Bernard Gastine, ex campione francese di ciclismo dilettantistico, poi divenuto professore di arte plastica (ha insegnato anche al Fosaje) ora sessantenne, studioso di botanica, da dieci anni vive solo a Jacmel e commenta: «È catastrofico per la ricostruzione di alcune zone: Rue Saint Anne, Rue de Commerce, Hotel Florita, la cui sala dell'internet café già non esiste più... Milioni di dollari e molti anni ancora per ricostruire, rispettando i canoni estetici... Un danno incommensurabile!». Stamattina, Bernard, lascia il suo mare terapeutico, la sua casa di Cyvadier circondata da una folta vegetazione e una piccola serra di piante curative e con l'angoscia nel cuore monta su un elicottero per Port-Au-Prince, rimpatriato insieme ad altri connazionali francesi e poi se ne resta a Martinica aspettando di poter tornare quando la situazione sarà meno problematica e ci saranno meno delinquenti ed evasi a piede libero. «La gestione del potere e del denaro a Jacmel rispecchia problematiche dipartimentali a volte incomprensibili. I jacmeliani sono un po' affaristi ma allo stesso tempo hanno un'attitudine molto mistica e devota, come se fossero sempre in attesa di una mano dal cielo... Insomma un bipolarismo vivace, che rimescola nei comportamenti sociali e individuali, materialismo e misticismo». I jacmeliani, con la loro fierezza rilassata, si sono rimboccati le maniche, hanno riaperto tutti i mercati all'aperto e i pochi negozi che avevano ancora delle scorte, dopodiché aspettano (come tutti) la riapertura delle banche e degli uffici di cambio, dei Money Gram, degli Western Union, delle rimesse dei parenti della diaspora sparsi in tutti gli emisferi. Haiti è tra gli ultimi avamposti «de lo Real Maravilloso Caribeño» dove fatalismo e fanatismo s'intersecano in un unico rituale collettivo. C'è un colloquio costante con le energie soprannaturali che determinano la furia degli elementi. L'infausta dichiarazione dell'ambasciatore brasiliano che demonizzava le pratiche voodoo interpretando l'evento terremoto come un castigo di Dio, dovrebbe far riflettere. Il culto dei Loas e/o Orishas, è frutto del sincretismo e della transculturazione degli «schiavi liberti», legittimi figli di «Congo e Carabalì», del Niger e del Senegal, o afrodiscendenti, convinti proprio del contrario: è proprio in luoghi dove la devozione cristiana, cattolica, battista e volendo anche voodoo (nel senso di religione Yoruba degli afrodiscendenti o Santeria) che «Le Bon Dieu» sceglie di mettere a dura prova la tenacia e la fede dei suoi credenti. Passa un tap tap sovraffollato da un grappolo di cristiani arrampicati fin sul tetto con tutti i loro averi, forse arrivano da Marigot ... Sopra al lunotto la scritta: «Perseverance». Molti stanno scappando dall'inferno di Port au Prince e chi ha famiglia o amici qui a Jacmel tenta di raggiungerli, se non altro per non morire subito di fame ed epidemie. Sicuramente il Carnevale quest'anno verrà sospeso anche a Jacmel, dove naturalmente è già iniziata un'attività esoterica molto intensa. Il terremoto di Haiti ha mietuto molte personalità, come il titolare della Giustizia, Paul Denis ed artisti, tra cui lo scrittore-giornalista ed esponente dell'opposizione Michel Gaillard. Un'altra vittima a Jacmel, giovane direttore della scuola d'arte Fosaje, rimasto sotto le macerie dell'Hotel Peace of Mind (a Cyvadier), dove si era recato per stampare un documento da internet, è il 36enne Flo McGarrell. Nato a Roma nel 1973, era un abile promotore artistico e aveva fatto tantissimo per promuovere internazionalmente la scuola e i pittori di talento come Prince Luck, il rasta Ambroise Anderson, che vaga sconvolto in cerca della madre dispersa, Garibaldi Jean a cui è crollata una casetta appena presa in affitto di fronte alla spiaggia per farci uno studiolo e vendita diretta dei suoi quadri. Molti lo chiamavano «l'ermafrodito» e lui ci scherzava sopra, travestendosi e truccandosi con brillante e tollerata eccentricità. Amava la cucina italiana e veniva spesso alle serate artistiche organizzate al Piano Piano Bar di Cyvadier dal nostro connazionale e amico giornalista Francesco Fantoli, brutalmente assassinato a Port au Prince lo scorso 5 dicembre dalla banda dei motociclisti-rapinatori. Intanto è in arrivo una nave della «Marina de guerra Dominicana», al porto di Jacmel, carica di aiuti, medicinali, generi di prima necessità. La notte continua, il mare si è un po' calmato, in pochi mettono il naso fuori di casa in queste sere. Si temono attacchi di bande armate, si vigila, si attende ascoltando alla radio le notizie lugubri dalla capitale dell'orrore. Ma il mare è stato clemente ha risparmiato tante vite di bambini che non sanno nemmeno nuotare anche se sono capaci di raccogliere le stelle marine nascoste nella sabbia camminando in verticale nell'acqua a testa in giù... Il tramonto a Timouyage è struggente, è quasi buio ma i ragazzini seminudi, continuano l'ennesima partitella di pallone, correndo scalzi e liberi sulla rena umida, senza nemmeno un minuto di raccoglimento (non serve) per commemorare le vittime della loro comunità, ma il raccoglimento lo percepisci guardandoli giocare, più concentrati del solito, silenziosi e precisi nelle triangolazioni e nei tiri in porta. Forse con gli aiuti arriveranno anche dei nuovi palloni da football? I bambini di Jacmel sono quasi tutti salvi perché fortunatamente erano appena usciti dalle loro scuole che ora non ci sono più e mentre sperano di tornarci sentono anche loro radio e tv , e alcuni già chiedono a «noi banchi»: «Ma quando arrivano i marines di Monsieur Obamà?»

martedì 19 gennaio 2010

CineInstitute Jacmel: premier ciffres officielles de la destruction de Jacmel

Declarations de ZIDOR FEDNEL, Delegue' de Jacmel
"Distrutte 1200 case su 1779, senza contare quelle danneggiate
Tra le 15 e le 20mila famiglie sono state colpite (su 40,000a abitanti)
E parliamo solo di Jacmel, senza le zone vicine, che sono distrutte"

New Video - "Decembre" - from Ciné Institute in Jacmel from Ciné Institute on Vimeo.

lunedì 18 gennaio 2010

domenica 17 gennaio 2010

Marco Sacchetti: Terremoto a Jacmel: "Pas exageré s.v.p."


Marco Sacchetti: Terremoto a Jacmel: "Pas exageré s.v.p."

Terremoto a Jacmel: "Pas exageré s.v.p."
NON E' AFFATTO DISTRUTTA JACMEL...Non l'ho mai scritto e non capisco perché all'ANSA abbiano voluto calcare la mano. Pas exageré, solo al 20/40 % DANNEGGIATA, ma buona parte del paese e dei dintorni sono intatti, grazie al Bon Dieu!
Dalle 16.00 pomeridiane di oggi è stato ripristinato il servizio elettrico in tutta la fascia costiera da Cayes Jacmel a Cyvadier fino all'ingresso della città, dove in diversi quartieri è tornata la luce.

La popolazione è abbastanza calma, non si sono verificati saccheggi né atti di vandalismo o sciacallaggio. I due centri d'accoglienza sembrano funzionare, è stato allestito un centro media dagli allievi della scuola di cinema, evacuati dalla sua sede nei locali adiacenti alla discoteca Concorde, vicino alla piazza dov'è istallato il ripetitore centrale. Da quella postazione vengono inviate news da Jacmel alle emittenti locali e internazionali.

Ma Jacmel ha urgente bisogno di aiuti perchè resterà tagliata fuori per molti giorni dalla catena dei rifornimenti, sia quelli abituali che quelli straordinari, pertanto tutte le organizzazioni, governative e non, che si stanno dando fare per promuovere e veicolare fondi d'aiuto e sostegno a favore delle vittime di questo atroce terremoto, SAPPIANO CHE ANCHE A JACMEL C'E' TANTO BISOGNO DI TUTTO. Nel campo d'aviazione controllato dalla Minustah possono confluire AIUTI PER JACMEL DA TUTTO IL MONDO . Proprio così: nel piccolo aereoporto di Jacmel possono atterrare spedizioni di soccorso provenienti da qualsiasi nazione voglia concretizzare interventi rapidi ed efficaci. Chiunque voglia contribuire alla ricostruzione di Jacmel, al riscatto e al restauro del suo patrimonio culturale e architettonico è fin da adesso il benvenuto. 

Marco Sacchetti: HAITI TREMA E S’INGINOCCHIA


Marco Sacchetti: HAITI TREMA E S’INGINOCCHIA

HAITI TREMA E S’INGINOCCHIA
Martedì 12 gennaio 2010, alle 04,50 circa (ora locale), in pieno sole pomeridiano sulla spiaggia di Timouyage, sotto un gazebo di paglia il carapacio di un’aragosta appena spolpata schizza via dal piatto insieme al contorno di banane fritte, si rovesciano le birre e tutto il resto… La terra sotto il piccolo Hotel Amitié ha cominciato a tremare, molto forte, fortissimo! Si aprono all’improvviso delle crepe nella sabbia mentre il mare di fronte a noi si ritira rapidamente scoprendo la barriera corallina e gli scogli sommersi della costa Sud Est. In poche manciate di secondi il mare si rigonfia e ridistende, in una lunga ondata di riflusso. Ci allontaniamo rapidamente temendo una seconda penetrazione più violenta e raggiungiamo la Route de Cyvadier. I ragazzini sono tutti in spiaggia, a Kabic, a Timouyage, fino alla più vicina spiaggia di Raymond Les Bains, gridano stupiti e piangono impauriti e invocano “Oh Jesù, Jesù…”. A sera Jacmel, la cittadina portuale di 50.000 abitanti, la più colpita dal sisma dopo la capitale, sembra reduce da un bombardamento. Il 20% dell’intera area urbana e dei sobborghi risulta distrutta o danneggiata. Le case più antiche ancora di legno, sono quelle che hanno retto di più. Sulla litoranea, un hotel di recente costruzione, il “Peace of Mind” è crollato come un castello di carte da canasta ed anche la chiesetta color crema del “Sacre Coer” di Cyvadier sembra stata bombardata. Guardo tra le macerie del tetto, abbandonate ai piedi del portale d’ingresso, la statua bianca del Cristo, precipitata dal pinnacolo della facciata esterna. La gente appare serenamente raccolta, dignitosamente rassegnata, con quel tipico e disarmante “fatalismo kreyole” che qui aiuta a sopravvivere e a metabolizzare i lutti più strazianti. Il traffico è minimo, quasi nessun camion, pochissimi i Tap tap (taxy collettivi) e tutti i motorini della zona sono fermi ai tre distributori ancora attivi, in attesa delle scorte di benzina razionata. Quello più cittadino, il distributore Total, alla fine della commerciale Rue de Barranquilla è ridotto un agglomerato di cemento e lamiere contorte, ma per fortuna non è esploso.

Guido Cornale, rappresentante Unicef ad Haiti, dichiara intanto alla BBC "Dopo il sisma, nell’aeroporto di Jacmel vi erano tra le 4.000 e le 5.000 persone in cerca di aiuto: Unicef e Pam sono riusciti a fornire aiuti d’emergenza, tra cui acqua potabile, una cisterna e biscotti, fornendo una prima assistenza di base e riuscendo a mantenere le persone calme e al sicuro, e ci apprestiamo ora a valutare con maggiore accuratezza i danni arrecati a cose e persone…Per il momento non ci sono dati ufficiali sulle vittime, stiamo cercando di raggiungere due scuole che sembrano siano crollate mentre gli scolari erano ancora al loro interno, ma non sappiamo al momento se ci siano o meno persone rimaste sotto le macerie. Diverse squadre di soccorso stanno cercando di raggiungere le zone più colpite delle varie municipalità per aiutare i sopravvissuti e cercare di salvare le persone rimaste sotto le macerie", ha proseguito il rappresentante dell’Unicef. "L’ospedale, benché parzialmente danneggiato è in funzione ed è pieno di feriti, ma non possiamo dare ancora una stima né dei morti né dei feriti. Stimiamo siano almeno 10.000 le persone senza tetto e al momento stiamo organizzando due campi di accoglienza, uno all’interno dell’aeroporto ed un altro in un parco cittadino, in modo da radunare li le persone e organizzare gli aiuti in termini di rifugi d’emergenza, acqua e servizi igienici d’emergenza…”

La mattina dopo arrivo in moto, passando davanti all’aereoporto effettivamente gremito da file di persone in attesa, d’acqua, cibo, medicine, conforto e un riparo per la notte per chi ha perso tutto... Arrivo in centro storico e trovo Rue de Commercie sventrata da ambo i lati, allo storico Hotel Florita, in totale abbandono, sono crollati i portici e diverse parti dei tetti, così come il Bureau Postal dirimpetto. Macerie di balconi, terrazze e portici in stile coloniale, che sono venuti giù lungo tutte le strade adiacenti. L’edificio giallo dell’Aleance Frances, costruito recentemente in stile in stile jacmeliano, è solcato da profonde crepe. La scuola d’arte Fosaje, con tutti i dipinti e le maschere e le sculture degli “artisti residenti” è ora sconquassata, ricoperta da un fitto strato di polverone e detriti, ma la struttura portante di legno ha retto, appare abbastanza sventrata solo lateralmente, s’intravedono tra le crepe, i vari piani soppalcati e i pavimenti di legno della’atelier, ancora semi-intatti. Penso a Garibaldi, l’amico pittore che non risponde al telefono e agli altri scapigliati del Fosaje. Tutto è sprangato, silenzioso e deserto, mentre Congo Beach, la spiaggia di fronte al porto, scintilla al sole tropicale. L’orecchio capta l'unico rumore frusciantefruscio della corrente in crescita. L’occhio percepisce in prospettiva una curva marina verde spumosa e un pò fluorescente, delimitata dalle palme e dalla punta verdissima del promontorio di Jacmel. Quella stessa baia dove oltre due secoli fa approdava il Generalissimo Francisco De Miranda e issava a bordo della sua goletta ancorata in rada, la prima bandiera venezuelana.

La cattedrale tutta bianca, cuore di Jacmel, di fronte al grande mercato all’aperto (disegnato dall’architetto Eiffel) sembra sia stata graffiata da unghie giganti che hanno aperto crepe e sgretolato l’intonaco bianco, ma è rimasta in piedi. La chiesa battista “del Tabernacolo” accanto alla banca sul corso principale è tutta sbreccata e buona parte del tetto è crollato giù.
Di Jacmel, cittadina costiera di gran rinomanza, della riviera sud est, artistica, paesaggistica, vodoo e “karnavalesca”, i media italiani non parlano e non parleranno forse mai, se nessuno racconta qualcosa… I senzatetto qui da noi sono qualche migliaio, i feriti alcune centinaia e i morti, ma ancora mancano statistiche ufficiali, sfiorerebbero già il migliaio. Non è stato reso noto alcun episodio di sciacallaggio Presso il campo d’aviazione la Minustah ha allestito un centro d’accoglienza. L’ospedale straripa, ma già nella prima mattinata di mercoledì non erano visibili cadaveri ai bordi delle strade principali della cittadina. Se entro una settimana, non verranno riaperti i quasi 50 Km. di strada montagnosa per Leogane e tutti i rifornimenti cominceranno a scarseggiare, non è prevedibile che peggioramento potrebbe avere la situazione, che effetti collaterali potrebbe generare il malessere della popolazione che vive, ormai da quasi una settimana senza energia elettrica. Da Jacmel, lungo tutta la costiera fino a Marigot, dove già via mare arrivano taniche di benzina dominicana, carissima a mercato nero, in rapido esaurimento. E’ tutta una catena: senza benzina o nafta non si alimentano i generatori, le pompe elettriche non spingono la poca acqua rimasta nelle cisterne, non si ricaricano più né cellulari, né computer, etc.

A PAP (la capitale Port-au-Prince) nel frattempo sono crollati diversi palazzi, centri direzionali, ospedali e Hotel, come il modernissimo Montana e il Cristophe (dov’erano alloggiati anche due italiani), Quartier Generale della Minustah, i caschi blù dell’ONU, che hanno perso nel sisma, a quanto si dice, oltre un centinaio di uomini. Il supermercato Caribean Market di Delmas è raso al suolo mentre il magazzino della PAM (Programma Alimentare Mondiale gestito dalle Nazioni Unite) è stato saccheggiato in massa.
La cattedrale nella parte bassa della città è stata devastata dai crolli e dalle fiamme, il Palazzo Presidenziale (lì vicino) ha subito ingenti danni (vedere le immagini su U Tube), la compagnia telefonica Voilà è saltata mentre la Digicel, intasatissima, resiste al flusso inarrestabile delle chiamate intercontinentali, di tuttI i parenti della diaspora, giustamente preoccupati e in agitazione, Digicell collassa per alcune ore e poi risorge, cavalcando l’oceano di chiamate interne tra cellulari, che quasi tutti gli haitiani (proprio tutti) possiedono... Di fatto Petion Ville risulta isolata telefonicamente dal resto della capitale. La Digicel (promozione solidale nella tragedia), mandando sms di avviso, ricarica gratuitamente tutti i cellulari con duecento gourdies fino ad esaurimento.

A Carrefour, una delle zone periferiche più popolose, la terra ha inghiottito diverse strade, case e persone, a Martissant un altro ospedale di MSF, (già sovraffollato in condizioni normali) ha subito gravi danni.

Il tormentone dei media in Italia ripete: “Il paese piu' povero del continente americano, ancora una volta colpito da calamità naturali... " A quanto pare la Cnn, appena dopo l’inizio del sisma, ha commentato la tragedia denunciando che alcuni esperti da tempo lanciavano l'allarme sulla possibilità di un fortissimo terremoto nell'isola di Ispaniola, che come non proprio tutti sanno, Haiti divide con la Repubblica Dominicana. Nel marzo 2008 infatti, durante la 18esima conferenza geologica dei Carabi, ben cinque scienziati anticiparono la notizia di «un enorme rischio sismico» in corrispondenza di una faglia localizzabile nel sud dell'isola, detta faglia di Enriquillo-Plaintain Garden, dove appunto si è fatalmente verificato l’epicentro del sisma di oltre magnitudo 7 del 12 gennaio 2010, che passerà tristemente alla storia come uno dei terremoti d’intensità più violenta dell’era contemporanea, con un bilancio finora pesantissimo, di oltre 150.000 vittime.